Bergamo: La fille du régiment - l'Ape Musicale


Bergamo: La fille du régiment - l'Ape Musicale

... Instead, in Bergamo, one enjoys to the last bit in one of those shows in which everything, I mean, evenerything, flows wonderfully and once leaves the theatres in a joyful spirit. 

The direction of Luis Ernesto Doñas, who starts under the best spirit a collaboration between the Bergamo festival and the Teatro Lìrico Nacional de Cuba, immediately strikes for the bright colors, but not stopping just at the effect, which would otherwise tire soon. The action is located in the Caribbean island at the time of the revolution, the regiment is called "La France" in homage to the Jacobins, instead of the arms contests brushes to spread the new ideas with images among the peasants of a picturesque sugar cane plantation, while the 'high society is all in black and white, clothes and environments decorated with stars, stripes and the dollar sign (sets by Angelo Sala, costumes by Maykel Martinez). It is not, however, a political show (also because the iconographic reference is Raul Martinez, a rebel revolutionary who was inspired by American pop art!). the historical reference has the lightness of the fairy tale in revisiting the anxiety of the Krakenthorp or Berkenfield nobles in the face of those French who "ne respectent rien!", never treads his hand and gives space to the characters. 

The warmth of a French Caribbean  jubilation deserved for everyone spreads out in the pungent haze that welcomes us on the way out of the Teatro Donizetti. The festival has restarted, and it has restarted in the greatest way. 

ITALIAN (original)

.... Invece, a Bergamo, ce la si gode fino all'ultimo sorso in uno di quegli spettacoli in cui tutto, ma proprio tutto, fila a meraviglia e si esce dal teatro con il cuore più leggero. Ci voleva, finalmente. 

La regia di Luis Ernesto Doñas, che inaugura sotto i migliori auspici una collaborazione fra il festival bergamasco e il Teatro Lìrico Nacional de Cuba, colpisce subito per i colori sgargianti, ma non si ferma all'effetto, che altrimenti stancherebbe presto. L'azione è collocata nell'isola caraibica ai tempi della rivoluzione, il reggimento si chiama “La France” in omaggio ai giacobini, invece delle armi impugna pennelli per diffondere le nuove idee tramite immagini fra i contadini di una variopinta piantagione di canna da zucchero, mentre l'alta società è tutta in bianco e nero, abiti e ambienti decorati a stelle, strisce e simbolo del dollaro (scene di Angelo Sala, costumi di Maykel Martinez). Non è, però, uno spettacolo politico (anche perché il riferimento iconografico è Raul Martinez, rivoluzionario ribelle che si ispirava alla pop art americana!), il riferimento storico ha la lievità della fiaba nel rivisitare l'ansia dei nobili Krakenthorp o Berkenfield di fronte a quei francesi che “ne respectent rien!”, non si calca mai la mano e si dà spazio ai personaggi. 

Il calore di un tripudio franco caraibico meritato per tutti si espande anche nella foschia pungente che ci accoglie all'uscita dal Donizetti. Il festival è ripartito, ed è ripartito alla grande. 

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